Il cavaliere oscuro - Il ritorno. (Stai in piedi)
Le prime due puntate della trilogia le trovate qui e qui.
Questo è il capitolo finale. Nella saga di Batman, si finisce con il sacrificio ultimo, il salvataggio delle città da un cataclisma nucleare. Con la quasi morte di Batman, o - se vi piacciono di più gli ambiti civili - di Bruce Wayne.
Questo è il lascito di Batman dopo l'esilio, le lotte, le morti dolorose. Salva la città, forse salva se stesso. Di sicuro diventa un eroe.
No, Alessandro non è tutto questo. Anche se è e rimane in ogni caso il nostro - e mio personale Cavaliere Oscuro. E come Batman, lui ha un lascito. O almeno un messaggio da tramandare.
STAI. IN. PIEDI.
E' una frase che mio fratello usa da quando ha preso i gradi da allenatore. Stai In Piedi. Glielo ho sentito dire per anni, ma solo recentemente, circa un paio di settimane fa, quella frase urlata a squarcia gola mi ha colpito.
Sarà perché finalmente avevo raccolto le tante piccole briciole della sua carriera. Sarà perché quel Stai In Piedi urlato in una fredda domenica di fine Novembre è risuonato per tutto il campo da calcio.
L'azione è una di quelle che si vedono a ripetizione in un campo da calcio. L'attaccante che riceve dentro l'area spalle alla porta e cerca o di girarsi vero la porta o di scaricare per un appoggio, travolto da una selva di gambe che freneticamente cercano di recuperare il pallone ma senza fare fallo.
Nello specifico, in quella azione l'attaccante perde palla e cade in area allargando le braccia come a cercare il consenso dell'arbitro per farsi fischiare un rigore.
Scena vista e rivista mille volte, a qualsiasi livello, a qualsia età.
L'arbitro non fischia, gli avversari sventano il pericolo e Alessandro con tutta la voce che ha in corpo grida Stai In Piedi.
Niente proteste verso l'arbitro, niente braccia al cielo in segno di recriminazione. Niente gesti plateali. Badate bene, mio fratello non è un santo. Non è di quelli sempre pacati, sempre composti. Anzi, a inizio stagione in Coppa Veneto si è preso due giornate perché secondo lui l'arbitro non aveva fischiato un rigore netto a loro favore.
Ma, per come vede lui il calcio e forse il mondo intero, questo non era un errore arbitrale. Stai In Piedi è un invito a lottare, a non cercare scuse, alibi. A non dare la colpa agli altri.
Lo ha detto a tanti. Attaccanti, centrocampisti o difensori che fossero. Stai In Piedi. E' un fatto culturale, di rispetto verso gli altri e verso se stessi.
Shaquille O'Neal parlando di Allen Iverson diceva che nonostante a ogni penetrazione, gli venissero inflitti falli durissimi, Iverson si alzava in piedi e tornava sempre ad attaccare il ferro e a segnare in testa ai lunghi. Stai In Piedi vuol dire:
1. Non ho paura.
2. Non mi fai paura.
3. Non cerco alibi.
Non gli piace quella cultura calcistica del gridare 100 volte all'arbitro: "Direttore, Direttoreeeee" o del mimare il simbolo del cartellino. Perché nel calcio come in altri sport, le dai e le prendi. E come disse Mike Tyson anni fa: "Tutti hanno un piano finché non prendono un pugno in faccia".
Alessandro non ha mai fatto scenate scomposte. Protesta quando pensa di avere ragione, ma la maggior parte delle volte vuole vedere cosa fai quando prendi un pugno in faccia. Che sia un fallo duro o un fallo non fischiato. Dimmi chi sei quando subisci un torto.
Sta roba che ha dentro credo gli derivi dalle ore passate in strada a giocare, dove non esiste il concetto del "farsi male". Perché se ti fai male ti tocca stare fuori. E non si torna a casa a dire che ti sei fatto male. Quindi si gioca nonostante i pestoni, le spinte o il sangue che ogni tanto esce e sgocciola sull'asfalto.
Questa roba gli deriva dagli anni a Cittadella dove è sempre il più giovane a giocare contro gente più vecchia. E non è prevista la lamentela, l'abbandono. No, si sta in campo a prendere botte e pestoni. E a dare botte e pestoni.
Sempre nelle due famose serate di mezza estate in cui Alessandro mi ha raccontato la sua visione del calcio, quando gli ho chiesto perché ha deciso di fare l'allenatore, la risposta secca, diretta e senza fronzoli è stata: "Provare a trasmettere quello che ho imparato ai ragazzi. Voglio un ruolo di campo, calpestare l’erba. Essere in prima linea."
Altra frase di quelle due sere, messa lì dal nulla: "se vinci bene, se perdi non vali nulla".
E non c'è molto altro. Per carpire "l'altro" devi chiacchierare con Mariasole - mia nipote - la più piccola dei 3 figli di mio fratello.
Un lunedì a pranzo assieme, a casa della Giovanna e Romeo, Mariasole mi guarda e con una gestualità inaspettata mi fa: "Ieri sera il papà era nnnnnerrrooooo". Dando molta enfasi alla parola "nero". Se vinci bene, se perdi non vali nulla. Spiegato da una bimba di 9 anni. Così diventa più chiaro.
Non so come altro spiegarvi come mio fratello intende la professione dell'allenatore perché lui di parole ne ha poche per dirmelo. E non perché non sappia parlare o perché non sappia come si fa l'allenatore. Semplicemente perché si fa e non si chiacchiera.
Vi lascio con due pillole di quello che io ho visto in questi anni.
La prima. Torri di Arcugnano. Prima categoria. Stagione 2021/2022. Finiti secondi per un soffio. Durante quell'inverno, Romeo ed io siamo tifosi fissi sulla collinetta sopra alla panchina dove si siede mio fratello. Partita casalinga. Se non ricordo male un 1-0 costruito con fatica. Mancano 10 minuti circa. Alessandro chiama un cambio. Dalla panchina si alza uno dei suoi ragazzi.
Mio fratello gli va incontro, lo abbraccia, lo guarda diretto in faccia e gli dice con tono fermo ma incoraggiante: "Me serve quindase minuti, fatti a baìn". Per i non veneti, il traduttore direbbe questo: "Mi servono 15 minuti, fatti ai 100 all'ora". E così è stato. Sto ragazzo ha corso come se dalla sua corsa dipendesse il destino del mondo. Ha difeso, recuperato palloni e tenuto distanti gli ultimi tentavi avversari. Quella scena, vista dalla collinetta a 3 metri dal campo ha fatto ridere tutto il pubblico fermo lì infreddolito a guardare un allenatore che aveva bisogno di trasmettere un concetto in pochi secondi ad un ragazzo che fino a lì aveva giocato poco e sarebbe entrato esclusivamente per fare "legna" in campo. Eppure ha funzionato; quel messaggio è arrivato diretto al cuore e alla testa. Non trovi tutti i giorni un allenatore che ti fa capire che quella è veramente questione di vita o di morte. Perché se vinci bene, se perdi non vali nulla. Può non piacere, può non essere il messaggio più corretto. Può essere quello che volete, ma di sicuro questo messaggio è coerente con quello che è mio fratello.
La seconda pillola è una prova video. Direi schiacciante. Talmente schiacciante che in questo video mio fratello non c'è.
Sempre anno 2022. Probabilmente il miglior anno da allenatore di mio fratello. Almeno in termini di classifica, di vittori e gol fatti. Se non ricordo male, sicuramente miglior attacco del campionato con largo distacco sul secondo e una delle prime tre difese. Una gioiosa macchina da guerra che se era una domenica storta te ne rifilava 2. Se era una domenica con tutti i pianeti allineati, allora erano 4, a volte anche 5.
Vabbè, per farvi capire che era una stagione di cui vantarsi. Per la quale dire: "Io ho fatto, io ho capito, io ho visto, io riesco".
Il video è caricato addirittura su Youtube. Per farla breve. Chiacchierata con il direttore sportivo del Torri di Arcugnano a 5 partite dalla fine del campionato e ad Arcugnano si respira aria di Promozione.
Nel video potete ascoltare come vengano spese belle parole per Alessandro sia per la sua versione da allenatore ma anche per la sua versione da calciatore. Insomma, anche nel contesto di un video Youtube visto da pochi intimi, sarebbe l'occasione giusta per andare lì a raccogliere i complimenti, a mettersi in mostra e a fare un po' di sana filosofia del calcio.
Niente da fare. Liquidato tutto su Whatapp con due parole. Ma per davvero due parole. Tutta fuffa. Non scherzo. Ho le prove. Ho risposto con le faccine sorridenti ed è finita lì. Non c'è stato un seguito. Perché se vinci bene, se perdi non vali nulla
![]() |
| La Polizia Postale conferma la veridicità di questa chat. |
Nella trilogia di Batman, tanti si chiedono chi sia o cosa faccia e da dove arrivi. E l'unica risposta che hanno tutti è sempre la stessa. Lui è Batman
Ecco, vale lo stesso per Alessandro quando qualcuno mi chiede come sia come allenatore, che idea abbia del calcio, o cosa ne pensa di quel modulo, io posso solo rispondere in un modo. Lui è mio fratello.
Che al posto di un mantello, indossa un paio di scarpe con in tacchetti e va in campo ogni maledetta domenica. Perché se vinci bene, se perdi non vali nulla.

Commenti
Posta un commento
Commenti liberi qui sotto