Batman Begins

Un giovane Bruce Wayne

Questo articolo è il primo di una trilogia.

1981. “Io da grande farò il calciatore”. Questo disse mio fratello Alessandro a Romeo - nostro papà. Aveva solo 3 anni, ma le idee era già piuttosto chiare

Mio papà lo portava a vedere le partite di calcio a Camisano. Poi mia mamma alla fine del primo tempo lo andava a prendere, per evitare che il piccolo Alessandro si congelasse durante una anonima domenica pomeriggio invernale di provincia. Più ricci in testa che parole nel suo vocabolario, eppure mio fratello sapeva. Voce interiore? Predestinato? Ferrea convinzione? “Io da grande farò il calciatore”.


C'è stato un periodo in cui in casa Cogno, la crescita dei riccioli era direttamente proporzionale alla caduta dei denti.


In una chat di un paio di mesi tra lui e me, si definiva un romantico del calcio, che si divertiva a giocare a calcio per il semplice fatto di avere un paio di scarpe immerse nell’erba verde. Il resto contava realmente molto poco. Quindi è amore? In parte, ma deve essere qualcosa di più perché l’amore può finire, può offuscarsi e offuscare. Alessandro è stato invece, sempre estremamente lucido nel sapere cosa c’era da fare in campo e come andava fatto.

Non gli avevo mai veramente chiesto cosa lui vedeva nel calcio. Ed è una cosa a cui dovevo porre rimedio. E non c'era nulla di meglio di sedersi in tavola dopo cena in queste serate di Luglio e restare lì ad ascoltare una storia. E' stato strano ma è stato emozionante perché per la prima volta quel "muro" di domande mai fatte, e risposte mai date è venuto giù. Lento, un po' alla volta, senza fretta, ma inesorabilmente.

 Avendolo visto giocare lungo tutta la sua carriera, ho sempre avuto una certezza; che per lui scendere in campo fosse una cosa esistenziale.

Perché in questo nuovo blog, fatto esclusivamente di storie di sport personali, parto da lui? Perché è stato il primo eroe a cui mi sono ispirato, il primo a cui guardavo quando andavamo giù in strada o al parco a giocare. Perché lui era più grande e come credo tutti i fratelli minori, il fratello maggiore diventa un po’ il tuo modello, quello da seguire.

Durante le sere d’estate eravamo sotto casa a giocare, o meglio lui giocava, io stavo in porta ad aspettare un tiro. Sono sempre stato scarso con la palla tra i piedi, mi riusciva meglio gestirla con le mani. Giocavamo sulla rampa del condominio, non proprio la situazione più semplice, eppure Alessandro con quella palla ci faceva quello che voleva, palleggi, finte, colpi di testa. Mi incazzavo, perché non tirava mai in porta. Iniziavo a gridargli “Tiraaaaaaa” perché star lì fermo a guardare uno che “non faceva nulla” era irritante. Eppure se ripenso adesso a quelle serate, quella roba lì non era far nulla. Era il suo palcoscenico e i suoi movimenti erano coordinati, leggeri, continui. Una danza, un flusso unico. Poesia in movimento. Anni dopo, avrei ereditato pure io questa modalità che ovviamente aveva avuto un maestro.

Primi calci a Camisano ma rapido trasferimento a Cittadella perché era già chiaro un po' a tutti che sto ragazzino avesse delle qualità superiori.

A 12-13 anni lo volevano società che hanno scritto la storia del calcio. Juve, Milan per intenderci, venivano ad osservarlo e a chiedere informazioni. Romeo venne chiamato dal direttore sportivo del Cittadella Calcio che gli diceva appunto che alcuni osservatori si erano fatti avanti per avere notizie su Alessandro. Non mi servivano queste informazioni per sapere che Alessandro non era solo “mio fratello maggiore”. Per me lui era Batman. Non scherzo. 

Giornata di mezza estate, eravamo di ritorno dal bar vicino al “campo dei preti” dove tutti i ragazzi della sua età si trovavano a giocare a “caena” (un calcio tennis di strada per semplificare). Alessandro doveva aver tipo 15-16 anni, io quindi 10, al massimo 11. A quella età (la mia) se tornando a casa dovevi passare in mezzo ad un gruppo di ragazzi più grandi, un minimo di paura ce l’avevi perché ti potevano prendere in giro o anche peggio. Solo che io avevo Batman di fianco, già formato fisicamente perché all’epoca già sollevava pesi e si allenava ogni santissimo giorno. Alto, robusto, petto bello in vista. Passammo in mezzo a quel gruppetto di ragazzi che rimasero in silenzio a osservare mio fratello con una sorta di riverenza o addirittura timore.

In quel preciso istante, diventò, ai miei occhi, Batman. Oh se volevo essere come lui, oh se volevo crescere tutto in un colpo per avere pure io i muscoli. Romeo, sindacalista di professione, ma metalmeccanico nel cuore, ci aveva saldato 4 tubi di ferro per fare una panca per sollevare i pesi. Comprò manubri e dischi e passavamo i pomeriggi in garage. Ok, per la cronaca Romeo c’è quasi rimasto secco quando un giorno ci disse: “Desso provo mi” e si stava strangolando col bilanciere. Alessandro invece lo tirava su quasi senza fatica. Ad un certo punto l’unico mio pensiero era che un giorno avrei tirato su pure io quel bilanciere carico di dischi colorati. Mi sarebbe bastata una volta, un singolo colpo per dire “Io sono come lui”.

Esempio fotografico del "io sono come lui". 15  e 10 anni rispettivamente

Se osservo quelle giornate dal punto in cui sono ora (anno domini 2024) è evidente che quella Italia era diversa, che la nostra cultura era diversa, eppure parliamo solo di 30 anni fa. Ora ci sono le palestre, centinaia di attrezzi, campi sintetici, i preparatori atletici, gli integratori per i muscoli. Nel 1995 c’era Romeo in versione fabbro che ci costruiva la panca piana per fare pesi, un garage che trasudava cultura contadina anche se eravamo negli anni del boom economico. Vasetti di conserva, il pane vecchio nei sacchetti da portare alle galline della nonna Dorina, forse qualche salame e ovviamente immancabile la cassetta degli attrezzi di Romeo, il rastrello e la vanga per l’orto. E se volevi correre, bastava uscire dal garage interrato, saltare la rete verde e perdere le gambe nei campi di erba appena tagliata. No, non era meglio quella roba lì rispetto ad oggi, non è un confronto, è nostalgia, è qualcosa che si è perso nelle pieghe del progresso. Volevi giocare? Una palla, un campo. Fine. Oggi abbiamo più regole, meno tempo, più frenesia, questo sì.

Dicevo di Batman. Ecco, Batman è umano. Perché non furono Milan o Juve alla fine? Un infortunio; si mise di mezzo un infortunio. Se mio fratello avesse adesso 13 anni, quel problema sarebbe stato trattato in modo meno invasivo e con tecniche di chirurgia più raffinate.

Flashback a qualche anno prima.

Siamo però nel 1991 e operare una esostosi tibiale, ovvero una calcificazione che prolungava la tibia formando un uncino sotto il ginocchio, era faccenda seria, specialmente per un ragazzino in piena crescita. Operazione, tutore, stampelle, cicatrice di 10 centimetri e un lunghissimo recupero. 8 mesi in tutto.

Fine di un sogno? Mio fratello a miei occhi era già Batman, ma prima di essere Batman è stato un piccolo Bruce Wayne che cadeva in un pozzo e si rompeva una gamba. Non gli mancava però la determinazione, l'idea fondamentale di poter superare tutto. Mai sentito dire: "Non posso. Non ce la faccio". Mai.

Sono i primi anni ‘90, fare fisioterapia a Camisano era utopia, mancavano gli strumenti e forse anche le conoscenze. Che si fa? Bisognava recuperare il tono muscolare, bisognava far muovere il ginocchio ma senza caricarlo. CYCLETTE!!! Proprio come Archimede gridò “EUREKA!!!”.

Bravi tutti a dirlo, ma dove la trovavi una cyclette e soprattutto dove la mettevi in un appartamentino di 85 metri quadri dove ogni stanza aveva i centimetri centellinati? Comprarla era fuori discussione, costava troppo. Ma, quelli erano gli anni dove se bussavi ad una porta e avevi bisogno di qualcosa, bè quel qualcosa in qualche modo arrivava. 

Abitavamo in un condominio di 4 famiglie. Sul nostro stesso pianerottolo, sull'altro lato della scala, la mitica Romilda. Niente marito, appartamento rivestito di carta da parati di dubbio gusto, una Uno bianca in garage e tre vizi impossibili da togliere. Il fiasco di rosso in tavola, la cicca sempre accesa e Beautiful fisso in tv. Secondo voi, chi aveva una cyclette in camera? Ovvio, la donna dei vizi capitali. Alessandro bussava alla porta, rigorosamente dopo la fine della puntata di Beautiful, guai a disturbare prima; entrava e veniva inghiottito da una cappa grigia di fumo perenne presente in casa. La mia stanza da letto confinava con la stanza della Romilda. Ale si metteva sulla cyclette, andata a tutta per un’oretta e io dall’altra parte del muro ad ascoltare il rumore della bicicletta come quasi a tentar di capire se quel ginocchio stesse bene oppure no.

Mio fratello tornava, con la faccia sconvolta e la maglietta gonfia di sudore. Ho sempre pensato che in quei giorni passati a pedalare, una trasformazione fosse in atto.

Il giovane Bruce Wayne si stava trasformando in Batman.

To be continued.....

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