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Visualizzazione dei post da 2024

Martino Girardi. La mia porta girevole

E' la sera di S. Stefano. 26 Dicembre 2024. Sono in ferie da inizio settimana. La frenesia del mondo, delle cose da fare, da leggere, da seguire è come sospesa in una bolla. Dicono sia la magia del Natale. Non sono mai stato un tifoso del Natale, del volersi bene per forza, degli auguri e dei sorrisi. Non sono quello che fa l'albero o mille regali a tutti. Non sono quello che va ai mercatini di Natale. Nulla contro a chi lo fa, anzi. Semplicemente per come sono fatto, per il mio carattere non ne sento il bisogno.  Ma per motivi che qui non voglio approfondire, quest'anno, l'arrivo del Natale coincide con un periodo della mia vita particolarmente sereno e quindi dal 23 aver "tirato giù la serranda" e aver dedicato del tempo per fermarmi e pensare mi ha permesso di ricordare una persona che era un po' sparita dal mio radar. Non lo vedo da oltre 10 anni, ma non è una questione fisica. Non mi serve vederla, parlarci assieme e dirgli chissà cosa. Stasera, pe...

W.A.Y. - Parte II

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  La prima parte è qui . Si parlava di Romeo. Oggi si parla della Giovanna. Per semplificare, mia mamma. Una giovane e fiera Giovanna sulla neve. Con gran stile Cosa può dare una mamma che non ha mai praticato sport di squadra in tutta la sua vita? Che non conosce - i due sport praticati in famiglia - il calcio e il basket? Che non conosce la tecnica o la tattica e tantomeno la preparazione fisica di questi sport? Se questo blog si chiama "Build the game ", ovvero "Costruire il gioco" , il motivo principale è che in una calda giornata dell'estate appena passata - non so per quale motivo - mi sono messo a riflettere su quali siano stati i pilastri fondanti che mi hanno permesso di fare sport. E sono affiorati compagni di squadra, amici, allenatori, mio fratello. Un sacco di gente. Ma senza la Giovanna, Alessandro e Michele non avrebbero mai messo piede in un campo da calcio e nemmeno da basket. Non servirebbe nemmeno spiegare il perché, ma è interessante - almen...

Il cavaliere oscuro - Il ritorno. (Stai in piedi)

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Le prime due puntate della trilogia le trovate qui e qui . Questo è il capitolo finale. Nella saga di Batman, si finisce con il sacrificio ultimo, il salvataggio delle città da un cataclisma nucleare. Con la quasi morte di Batman, o - se vi piacciono di più gli ambiti civili - di Bruce Wayne. Questo è il lascito di Batman dopo l'esilio, le lotte, le morti dolorose. Salva la città, forse salva se stesso. Di sicuro diventa un eroe. No, Alessandro non è tutto questo. Anche se è e rimane in ogni caso il nostro - e mio personale Cavaliere Oscuro.  E come Batman, lui ha un lascito. O almeno un messaggio da tramandare.  STAI. IN. PIEDI. E' una frase che mio fratello usa da quando ha preso i gradi da allenatore . Stai In Piedi. Glielo ho sentito dire per anni, ma solo recentemente, circa un paio di settimane fa, quella frase urlata a squarcia gola mi ha colpito.  Sarà perché finalmente avevo raccolto le tante piccole briciole della sua carriera. Sarà perché quel Stai In Piedi u...

W.A.Y. - Parte I

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Questo è il primo di 4 appuntamenti alla scoperta degli altri componenti della famiglia Cogno. Mia mamma e mio papà. Fine Gennaio, anno 2008. Rientro a casa dopo la partita e dopo la cena a base di pasta col ragù nella sede storica della Polisportiva Aurora '76. Sono circa le 3 del mattino, perché nessun quella sera vuole tornare a casa. Apro la porta di casa, cercando di fare meno rumore possibile per evitare di svegliare i miei. E' vero che ho 24 anni, ma se abiti con i tuoi, le regole le fanno i tuoi, e fare le 3 del mattino fa agitare la mamma.  Apro la porta, appoggio il borsone in salotto, tolgo le scarpe. Porca puttana. La luce del corridoio è accesa. C'è mio papà che va su e giù, mi pare nervoso, forse agitato. Non mi ha ancora visto, aspetto un attimo, magari torna a letto. Ma niente, fa sempre su e giù dal corridoio. Sono le 3 del mattino, sono stanco e ho sonno. Decido che lo vado ad affrontare, qualsiasi cosa succeda. Entro in corridoio, mio papà è di spalle. ...

Nicola Zen. Il Federico Buffa del vicentino - Parte I

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Esiste per tutti, un prima di Nicola Zen e un dopo di Nicola Zen Faccio così, altrimenti non ne vengo fuori. Ho pensato ad un milione di modi per iniziare questo articolo ma tutti mi sembravano troppo distaccati, poco pungenti. Inefficaci Quindi semplifico all'osso la questione. Voi conoscete Nicola Zen? Perché io lo conosco, nel senso più pratico del termine, ovvero che se lo incrocio da qualche parte, lo saluto e non lo metto sotto in macchina. Solo che qui, oggi si va oltre. Voi lo conoscete davvero Nicola Zen? Certo, fa cose nell'ambito del basket, alcune forse meglio non saperle, lavora, ha una parlantina sciolta, argomenta con parecchio senso di sport, lo conoscono in tanti, si è fatto la casa nuova.  Insomma, fin qua ci arriviamo tutti. Questa però non è la sua pagina Wikipedia, che peraltro non capisco perché non sia ancora stata fatta. Questo è un blog - o almeno una sua parvenza - che vuole investigare più nel profondo. Non mi serve sapere come Nicola - visto che f...

Beppino Beato

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Questa qui sotto è la lettera che ho chiesto di pubblicare sul Giornale di Vicenza dopo la morte di Beppino Beato. E' stato il mio allenatore e la prima persona che mi ha veramente mostrato chi potevo essere. Beppino Beato al nostro matrimonio. Camicia sbottonata d'ordinanza. e - da buon sindacalista- nel mezzo nella discussione Ci sono persone che attraversano la nostra vita anche solo per poco tempo, per pochi istanti, ma che lasciano un segno profondo nelle nostre esistenze.   Beppino   Beato   è stato per quattro anni il “mio” coach quando ero un ragazzino che si affacciava alla pallacanestro in terza media. Quattro anni sono tanti o sono pochi per lasciare una traccia? Dipende da come li usi, da che esempio dai, dai valori che hai e da cosa vuoi trasmettere. Al primo allenamento, dopo averci lasciati liberi di correre su e giù per il campo per scaldarci, ci fermò tutti e ci disse: “Ho capito un paio di cose. In questa squadra c’è chi viene qui per allenarsi e migli...

Il cavaliere oscuro

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Il cavaliere oscuro La prima puntata, per chi se la fosse persa è  qui Era ancora fresca la chiacchierata con mio fratello . Finalmente in una serata di mezza estate, godibile, abbiamo aperto il libro dei ricordi. 4 Luglio 2024. Chiara, la moglie di mio fratello mi offrì 2 fette di dolce appena sfornato, un bicchiere di Pepsi e io ero già la persona più felice sulla Terra.  Avevo Batman davanti a me e per una volta senza mantello. Ero emozionato, o forse, timoroso. Avevo l'opportunità di vedere da dietro le quinte quello che aveva fatto in oltre 20 anni da calciatore. Avevo l'opportunità di vedere attraverso i suoi occhi, le cose che ha visto e vissuto.  Eravamo fermi all'infortunio, alla riabilitazione e alla cyclette della Romilda . Alessandro già giocava a Cittadella. Decisi di ripartire da lì. Gli chiesi dell'infortunio. Nella mia testa, il vero spartiacque di tutta la sua storia sportiva. Mi aspettavo la classica risposta: "Eh sai, se non mi fossi fatto male...

Riccardo Marolla: la nostra NBA

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Può una singola frase cambiare tutto quello che hai sempre fatto in un campo da basket? Non dovrebbe essere possibile smontare tutto quello che hai fatto per anni e instillare dubbi profondi usando poche parole. Eppure è successo. E quella frase ha seriamente compromesso il mio rapporto con lo sport. Quel mucchio di parole, in una normale serata dopo una partita persa, cambiarono l'angolazione con cui guardavo allo sport.  L'aspetto più sorprendente, direi ridicolo, della questione, è che quelle parole furono pronunciate da un ragazzo di 21 anni circa. Ridicolo perché nonostante la giovanissima età e una esperienza assolutamente normale nei campionati minors vicentini, la lucidità e la profondità di quelle parole mi colpiscono ancora oggi. Partita, dicevo. Persa. Non mi ricordo contro chi e di quanto ma non è questa la parte importante. Doccia, post partita al Drunken Duck di Quinto Vicentino , a 500 metri dal palazzetto. Era tardi, era venerdì sera e arrivavamo quasi tutti d...