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Do tha Harlem Shake

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Ci sono due sensazioni che non baratterei con niente altro mondo. Sensazioni che non hanno un prezzo. Che non possono avere un valore materiale perché si diventano parte del tuo dna. Si attaccano alla pelle e non te le togli più di torno. Nell'ordine: 1. Il primo bacio che dai alla ragazza/o che ti piace. Ve lo ricordate vero? Il tempo che si ferma e te che pensi: "Mannaggia sta capitando proprio a me". E quell'attimo è per sempre. E non è pronosticabile. Capita, nella totale casualità della vita.  2. Vincere un campionato da outsider. Vincere di squadra contro qualsiasi pronostico . Arrivare in fondo con il cronometro che scorre verso lo zero. Vi è mai capitato? Il tempo che si ferma e te che pensi: "Mannaggia sta capitando proprio a me".  E quell'attimo è per sempre. E non è pronosticabile. Capita, nella totale casualità della vita.   Stagione sportiva 2012/2013. La sintesi in 4 parole è: DO THA HARLEM SHAKE. Quando iniziai a giocare a pallacanestro, ...

Tempo e spazio

Il tempo e lo spazio sono due unità di misura della nostra vita. Della nostra stessa esistenza. Prendo in prestito questa intervista a Paolo Bonolis , per parlare del mio tempo e del mio spazio. Tempo e spazio per fare cosa? Per diventare un giocare di basket. Ovviamente. Tempo e spazio per misurare i miglioramenti. Per misurare una progressione. Lo sport - che piaccia o meno - è competizione. E la competizione necessita di una misurazione. Ripeto - può non piacere - ma lo sport anche quello dilettantistico richiede sistemi di misurazione. Ne parlavo pochi giorni fa con mio fratello - che da allenatore - ha bisogno di dati per misurare. Che deve sapere chi può giocare e chi no. E se può giocare quanto può dare.  Il tempo e lo spazio sono però sistemi di misurazione non necessariamente scientifici. Ma che rientrano più in una sorta di sfera filosofica. A volte metafisica.  Non ho le capacità di spiegarvi il tempo e lo spazio in termini scientifici o filosofici. Quindi l'unico ...

Le storie non sempre hanno un lieto fine

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Mi dicono che sono un bravo ragazzo. Che sono onesto. Ma soprattutto che sono buono. Me lo sento dire da quanto ho capito il significato di queste parole . Me lo dicevano gli amici dei miei genitori. Me lo dicevano le maestre, gli allenatori, i parenti. Insomma, ero bravo e buono. Se te lo dicono tutti significa che deve essere vero. E se sei bravo e buono significa per qualche scorciatoia mentale che non puoi sbagliare. I buoni non sbagliano, giusto? I bravi sono bravi perché non sbagliano, giusto? Quindi uno bravo e buono non può essere stronzo, giusto? E se anche lo fosse, non è colpa sua giusto? E' colpa degli altri che sbagliano, giusto? No. Non è giusto. Anzi è tremendamente sbagliato. I buoni possono essere stronzi. I bravi possono essere stronzi. Io posso essere stronzo. Anzi, lo sono stato. E ho creato un danno, al quale oggi non posso più rimediare. Maggio 2010. Gara2 della finale Promozione . Vittoria contro Povolaro e quindi vittoria del campionato. Festa. Alzai la cop...

Messaggi subliminali

Perché siamo chi siamo? Perché ci comportiamo in una certa maniera? Perché a certi stimoli, rispondiamo in maniera positiva e ad altri in maniera negativa? Perché certe cose ci riescono facilmente e altre invece sembrano montagne irraggiungibili? Riassumendo all'osso - ed è una semplificazione - le risposte a queste domande si richiudo in un triangolo. Su un lato la famiglia, su un altro lato la società e nell'ultimo lato la cultura. Queste tre lati ci influenzano, in senso positivo e in senso negativo.  Vivere nella società italiana è diverso che vivere in una società - lancio a caso - sud americana. La cultura veneta è diversa dalla cultura siciliana. Attenzione. Diversa. Non migliore o peggiore. Non sto buttando giudizi. Vivere in una famiglia presente e amorevole è diverso che vivere in una famiglia assente e che non stimola la ricerca di se stessi. Poi i risultati non sono scontati e molte volte dalla situazioni peggiori escono dei geni. Sto solo dicendo che è diverso e...

Lose yourself

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Eminem. Anno 2002. Lose yourself. Colonna sonora del film "8 Mile".  "Look, if you had one shot, one opportunity  to seize everything you ever wanted. One moment Would you capture it or just let it slip? Tradotto alla buona. Se avessi una singola possibilità di cogliere tutto quello che hai sempre voluto - un momento - lo cattureresti o lo lasceresti sfuggire? La canzone giusta per leggere questo pezzo Avevo 19 anni all'epoca e vuoi per la gioventù, per la poca storia dietro di me o vuoi perché a quell'età non ci pensi alle occasioni colte o lasciate sfuggire, quel film e quella canzone non mi colpirono. Bello il film, belle le battaglie rap - che poi diventarono un must in giro per l'Italia - e bella la storia raccontata - tra una Detroit devastata dalla crisi dell'automobile e sogni di riscatto. Ma tutto si fermò lì. Un pezzo di cultura pop dei nostri tempi. Nulla di più. Ma a 42 anni quella canzone assume un significato completamente diverso. Perché ...

Le lezioni che non si dimenticano mai

La domanda di apertura di questo post è di quelle filosofiche . Servirebbe il mio amico Gemo - laureato, studioso vero - per provare a rispondere. Ma la domanda è semplice. Perché impariamo? Voglio dire, perché impariamo a camminare, a leggere, a scrivere? Perché impariamo a fare un lavoro, perché impariamo a comportarci bene - o male nei casi peggiori? Non ho risposte, non ho nemmeno studiato la filosofia più spiccia per provare a dire la mia in maniera costruita e preparata.  Quindi improvviso. A sentimento, presa molto alla larga e in maniera molto grezza e dozzinale, vi direi che imparare ha a che fare con l'evoluzione dell'essere umano. Impariamo a camminare perché credo che camminare ha a che fare con la sopravvivenza. Impariamo a parlare e leggere perché è nella natura umana la necessità di esprimersi. Impariamo un lavoro perché quel lavoro ci permette di mettere assieme il pranzo con la cena. Imparare significa evolversi ed evolversi significa imparare. E direi che la ...

W.A.Y. - Parte III

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Da qualche parte, in qualche cassetto a casa dei miei genitori c'è ancora una lettera che Romeo ha ricevuto diversi anni fa - credo tra fine anni 80 e inizi 90 - dove per il suo lavoro veniva minacciato e sfidato a duello per risolvere una volta per tutte la contesa. Ero piccolo all'epoca quindi quella storia si è persa tra i miei ricordi e non ci ho mai dato troppo peso. Mi ricordo solo che Romeo la liquidò come una cosa su cui non perderci troppo tempo.  Romeo è stato per anni un dirigente sindacale di discreto livello , con tanta responsabilità, tanti impegni anche istituzionali - che lui odiava -  e un sacco di persone che suonavano il campanello di casa nostra per le più svariate richieste. Ha avuto un bel po' di pressione addosso nella sua carriera lavorativa , anche perché il suo atteggiamento non era esattamente quello di allineamento perfetto ai dettami dell'organizzazione. E' sempre stato un uomo poco interessato alla politica dentro al sindacato e più v...